Nutella e il suo segreto, il dibattito è negli USA

giovedì, 26 giugno 2014

NUTELLAEsistono alcuni prodotti che il mercato chiama “evergreen”, perchè il loro ciclo di vita sembra inesauribile. Tra questi c’è sicuramente la Nutella, il celebre marchio di crema alle nocciole della Ferrero. 

Il Washington Post ha pubblicato un articolo nel quale l’autore ripercorre attraverso un simpatico  e dettagliato resoconto le tappe di un confronto tra la Nutella “d’importazione” e quella prodotta oltre-oceano, ravvisando infinte, ma apparentemente inspiegabili differenze.

In compagnia del maestro pasticcere di un noto ristorante italiano di Washington, il giornalista apre le due confezioni di Nutella accorgendosi da subito che la consistenza è diversa: il test del cucchiaino è la prova empirica addotta. Nella versione importata dall’Italia resta in piedi, nella versione americana/canadese, più oleosa, sprofonda. 

Confrontando i prodotti all’assaggio, la percezione è che la Nutella d’importazione abbia un gusto leggermente più persistente, più marcatamente di nocciola. 

Eppure i dati coincidono: gli ingredienti sono gli stessi, le quantità di nocciole le stesse, espresse solamente in maniera differente. Le uniche differenze sembrano attribuibili alle diverse normative in materia alimentare vigenti negli USA e in UE. 
Sull’etichetta made in USA non compare la quantità di latte scremato e di cacao, di converso è specificato l’uso dell’olio di palma, mentre nella Nutella d’importazione si trova la dicitura più generica “olio vegetale”. 

Dal 1 gennaio 2015 sarà obbligatorio anche in UE indicare quale tipo di olio vegetale è stato impiegato. A parte le leggende metropolitane che vedono nell’olio di palma “il male” assoluto, si consumano quotidianamente veleni assai peggiori. Un’assunzione costante causa sicuramente un aumento del colesterolo cattivo rispetto a chi fa uso di prodotti come l’olio extravergine di oliva, ma il costo bassissimo del prodotto (v. olio di palma bifrazionato) rende competitivo l’uso di un simile prodotto. 

L’etichetta americana riporta l’evidenza “0% di grassi idrogenati e acidi grassi trans”, poichè l’FDA ha compiuto una battaglia insieme all’American Heart Association per contrastare l’abitudine alimentare al consumo di prodotti ricchi di grassi idrogenati e acidi grassi trans, quasi universalmente riconosciuti come causa certa di problemi cardiovascolari e patologie come il diabete. 

In UE questo obbligo non incorre e l’etichetta della Nutella importata dall’Italia nulla dice circa la presenza di “trans-fat”. 
Si sa che l’idrogenazione dei grassi è un processo impiegato dall’industria alimentare proprio per conseguire i livelli desiderati di consistenza del prodotto, ma -stando all’autore dell’articolo del Washington Post- la diversa consistenza tra le due Nutelle si può far risalire con certezza a molti anni prima che negli USA entrasse in vigore la normativa restrittiva sull’uso di grassi idrogenati. 

A cosa si deve dunque la differenza di “palabilità” che tutti coloro che hanno avuto modo di provare i due prodotti confermano? 
Apparentemente a nulla, visto che correttamente chi si sbilancia in test e giudizi ha l’accortezza di provare i prodotti a parità di temperatura. 

Il segreto permane, e probabilmente la risposta va cercata in un fattore culturale più che organolettico o chimico-bromatologico. 

Fonte dell’Articolo 

 

 

 

 

http://www.washingtonpost.com/lifestyle/food/nutella-imported-vs-domestic-is-there-a-difference/2014/05/30/3fe79e68-e5bb-11e3-8f90-73e071f3d637_story.html

 

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