Mangiare insetti cambierà davvero il mondo?

giovedì, 27 giugno 2013

focus-geopoliticaCi si imbatte sempre più di frequente in articoli, saggi e riflessioni che puntano a risolvere il dramma della fame nel mondo diffondendo l’uso alimentare di insetti, più propriamente “entomofagia”.

Recentemente abbiamo rilanciato anche noi diverse notizie sull’argomento, perché è indubbio che la questione abbia implicazioni economico-politiche forti che si possono relegare tra le cronache di colore.

 

L’impegno contro la fame nel mondo assunto al massimo livello dalle Nazioni Unite attraverso i Millennium Goals è stato pesantemente frenato dalla lotta mondiale al terrorismo prima e dalla crisi economica esplosa nel 2007 poi.

Il problema che va sotto il nome di Food Security, ovvero la capacità di sfamare una popolazione crescente per numero e bisogni alimentari, rimane quindi incombente e tende anzi ad ingigantirsi di fronte ai 9 miliardi “di posti a tavola” attesi per il capodanno 2050.

Fame-nel-mondo

 

I problemi sul tavolo dell’agenda politica mondiale evidenziano come la tecnologia non abbia saputo scardinare il vincolo Malthusiano tra pressione demografica e finitezza delle risorse.

Le ricette di politica economica e redistributiva fin qui applicate si sono dimostrate perlomeno inefficaci, rivelando come la logica di una “più equa distribuzione delle risorse” non sia sufficiente a risolvere il vincolo della non espandibilità delle stesse.

A questo proposito l’approccio in favore dell’entomofagia come modello alimentare capace di rispondere al problema della fame nel mondo appare come un vero e proprio esperimento di lateral thinking, dove si è spostato l’ordine del problema sulla questione profonda: come interrompere il circolo vizioso tra aumento demografico e finitezza delle risorse.

SCARABEO

 

Gli insetti, tra le classi degli esseri viventi, rappresentano una moltitudine sovrabbondante per specie e razze, se ne contano oltre 1900 varietà ritenute edibili, e sono caratterizzati da tempi di riproduzione solitamente rapidissimi e da un’altissima adattabilità alle condizioni ambientali.

Va detto che nella maggior parte dei paesi Occidentali l’entomofagia è vista con disgusto e anche il solo pensiero di cibarsi di insetti crea disagio. L’entomofagia è considerata infatti un comportamento alimentare “primitivo” in contrasto con il concetto di alimentazione “civilizzata”, che esclude concettualmente e culturalmente insetti e animali da compagnia dall’uso alimentare.

Gli insetti buoni da mangiare fotografati dal National Geographic

 

La raccolta di insetti è associata alle comunità di uomini “cacciatori-raccoglitori” e quindi con una delle prime forme di modello di acquisizione del cibo. L’avvento dell’agricoltura ha fatto progressivamente sì che gli insetti fossero visti sempre meno come potenziale pasto e sempre più come parassiti più o meno pericolosi per le colture.

Stiamo parlando di fattori che possiamo classificare come culturali. È infatti quest’ultima che sotto l’influenza di ambiente, storia, struttura della comunità, mobilità e sistema politico-economico, detta le regole di ciò che è commestibile o meno: in definitiva l’accettazione o meno dell’entomofagia è una semplice questione di cultura.

Gli insetti commestibili sono tantissimi, (reperibili nel sito sito della FAO, Edible Insects) e le loro caratteristiche nutrizionali variano notevolmente da una specie all’altra ma, associate a cibi tradizionali delle diverse regioni, possono migliorare la qualità del regime alimentare di molte popolazioni.

Gli insetti sono infatti caratterizzati da livelli proteici molto vicini a quelle della carne bovina, ma con una qualità di grassi migliore per la presenza, spesso discretamente rilevante, di mono o polinsaturi.

A dispetto di interpretazioni miracolistiche  dell’entomofagia, in questo momento il fulcro della questione non è tanto quello di convincere gli Occidentali a cibarsi di insetti quanto piuttosto quello di operare affinché le pratiche tradizionali di consumare insetti edibili non scompaiano -laddove rappresentano una tradizione consolidata- di fronte all’occidentalizzazione dei regimi alimentari.

I territori, le comunità e le culture che mantengono il proprio tradizionale sistema alimentare sono in grado di  conservare meglio le specialità alimentari locali  con una corrispondente varietà di colture e di razze animali. Diverse evidenze sembrano poi dimostrare, in relazione alla conservazione delle tradizionali abitudini alimentari, una minor prevalenza di malattie correlate alla dieta.

Il National Geographic invita a proporre sul proprio sito web le ricette con insetti che ciascuno abbia in mente o conosciuto lungo il proprio cammino. Ed è così che si scopre di come in Messico le “cimici” vengano usate per realizzare salse che vanno ad arricchire pietanze come stufati e arrosti secondo una tradizione vecchia tanto quella del “verme nella tequila”. O ancora delle cavallette fritte, il cui sapore ricorderebbe quello della frittura di pesce, stando alle descrizioni organolettiche degli assaggiatori.
I ricettari dedicati ad una dieta insettivora hanno cominciato a comparire sul mercato ormai oltre 10 anni fa, ma solo ultimamente si sono moltiplicati per numero e bizzarie: partiti quasi in forma di saggistica antropologica, oggi presentano un vasto panorama di ricette frutto dei modelli e dei trend alimentari più in voga, come la “pizza con le cimici”.

creepy-crawly

 

Uno storico quotidiano inglese come il Telegraph, a proposito dei ricettari per entomofagi, ha recentemente proposto una galleria fotografica dedicata ad un sushi bar giapponese (Shoici Uchiyama) che ha reinterpretato la tradizione del sushi giapponese sostituendo al pesce l’enorme varietà di insetti repereribili in Asia.

Non è certo il momento per poter dire se il fenomeno cui stiamo assistendo possa essere etichettato come semplice “trend culinario” frutto di pochi “trend setter” visionari o commercialmente interessati, o se stiamo assistendo ai primi segnali di quella che a breve potrebbe rivelarsi un’importante transizione alimentare.

Ad oggi l’uso alimentare degli insetti rappresenta la norma per una cinquantina di paesi al mondo, principalmente distribuiti tra Africa, Sudamerica e Asia orientale: in buona parte di questi paesi l’entomofagia subisce la concorrenza dei fastfood che offrono cibo apparentemente più “glamour” e dal sicuro apporto calorico maggiore a prezzi concorrenziali. L’azione da cui prende le mosse la FAO è tesa a evitare che modelli nutrizionali-culturali come quelli che prevedono l’entomofagia scompaiano definitivamente producendo comportamenti alimentari scorretti con potenziali danni per la salute su scala sociale.

 

 

 

 

 

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