Malnutrizione, non solo Africa. Costa 120 miliardi all’anno in Europa

martedì, 5 novembre 2013

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“Dopo la  pubblicazione delle motivazioni della sentenza con cui sono stati condannati i medici che curarono Stefano Cucchi durante la sua degenza è arrivato l’accordo economico  con la famiglia da parte dell’Ospedale Pertini di Roma..”

 

 

UN CASO TRISTE E DEPRECABILE

Non si è trattato, secondo i giudici, di “abbandono di incapace”, ma di “omicidio colposo” legato cioè a imperizia, imprudenza e negligenza per omissione di una diagnosi corretta e di un piano terapeutico adeguato, di per sé non particolarmente difficoltosi e, infine, per non aver monitorato l’andamento clinico  in peggioramento, senza così porre in atto altre misure (trasferimento in struttura più idonea) che avrebbero potuto salvare la vita al paziente.

 

Al di la delle valutazioni nel merito della sentenza, è clamoroso che sia -ancora una volta- la magistratura  ad evidenziare ciò che a noi specialisti è già noto  e che “predichiamo” da anni: la malnutrizione (nel caso di Cucchi  diagnosticata in modo semplicistico come magrezza di grado  importante) è un fattore importante nel determinare l’outcome clinico del paziente, ovvero su fattori come mortalità ma anche durata della degenza, complicazioni, nonché i tanto esecrati costi sanitari.
Nel 2010 uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Nutrition ha stimato in 120miliardi di euro il costo della malnutrizionea livello europeo.

Sebbene l’occasione sia triste e deprecabile sarebbe opportuno che anche tutta la classe medica e -soprattutto- quella amministrativa delle strutture sanitarie, prendesse atto dell’esistenza della malnutrizione (mancanza di cultura) e ponesse in essere quelle misure necessarie per poterla diagnosticare e trattare. Con la recente “spending review”  si sono commessi nuovamente gli stessi errori, considerando la nutrizione come un puro fatto gastronomico, cioè alberghiero, e non come un importante atto sanitario.
Purtroppo la decimazione delle Unità Operative di Dietetica e Nutrizione Clinica in atto in tutto il paese (non tagli ma riorganizzazioni!) non è certo un segnale incoraggiante.

 

NON SOLO IN AFRICA

La medicina attuale può disporre di atecnologie vanzatissime , manipolazioni genetiche,  farmaci  biologici e molto altro. Tuttavia  è ancora possibile “morire di fame” soprattutto negli ospedali e nelle residenze per anziani. Un fenomeno che sembra a noi occidentali ricchi, tipico di situazioni lontane nel tempo (campi di concentramento durante la II Guerra Mondiale) o nello spazio (popolazioni africane) è presente in realtà anche alle nostre latitudini e, man mano che se ne studiano le caratteristiche, sembra essere sempre più importante tanto che, da qualche anno, a livello dapprima europeo e, successivamente, mondiale si sta conducendo, da parte delle società scientifiche che si occupano di nutrizione, una lotta contro la malnutrizione  in linea con la risoluzione del Consiglio Europeo sul supporto nutrizionale in ospedale (2003)  denominata “Nutrition Day“.

La letteratura relativa agli effetti dello stato nutrizionale sulla storia naturale delle malattie è ormai molto ampia ed è stupefacente quanto, a fronte di questi dati, la problematica della malnutrizione sia poco conosciuta e, anche se ipotizzata, trattata con condiscendenza come un mero problema gastronomico: non è un caso che nella recente spending review la ristorazione ospedaliera sia stata trattata come problematica alberghiera e non sanitaria in netto contrasto con il pur recente documento, approvato in Conferenza Stato-Regioni il 16 dicembre 2010, pubblicato in G.U. n. 37 del 15 febbraio 2011, contenete le Linee di indirizzo nazionale per la ristorazione ospedaliera e assistenziale.

 

MA ANCHE IN EUROPA

Eppure la prevalenza della malnutrizione in Europa varia dal 17 al 45 % nei pazienti ospedalizzati e fra il 50 e l’85% dei pazienti istituzionalizzati. In Italia lo studio  PIMAI (Project Iatrogenic Malnutrition in Italy) , il più recente e vasto studio realizzato in ambito ospedaliero, ha rilevato una prevalenza globale media  di malnutrizione nel 30.7% dei pazienti, ma fino al 34,3% negli anziani (età superiore a 65 anni), più frequente nelle Unità Operative di area Medica (37%) rispetto a quella Chirurgica (23,3%) e superiore nel sesso femminile. Nei pazienti studiati  la prevalenza della malnutrizione era superiore a quella dell’obesità.

La Società Europea per la Nutrizione Clinica ed il Metabolismo (ESPEN) ha ribadito  con evidenza di livello A che l’impatto clinico della  Malnutrizione è caratterizzato da aumento delle complicanze (infezioni, ritardata guarigione delle ferite, piaghe da decubito etc.), da riduzione della capacità funzionale  e da peggioramento della qualità di vita dei soggetti. Tutto ciò, a sua volta, determina un maggior numero di ospedalizzazioni, un aumento della durata di degenza, una mortalità e morbosità più elevate ed, in definitiva, un aumento dei costi sanitari.

 

QUALE MALNUTRIZIONE

Le conseguenze, tuttavia, sono diverse  a seconda del tipo di malnutrizione; minori nel caso di deficit energetico-proteico (marasma) come si realizza nel digiuno  ove esiste uno stato di adattamento dell’organismo con risparmio di substrati; maggiori nel caso in cui alla iponutrizione si associ lo stress (malattia, intervento chirurgico etc.)  condizione in cui la mortalità è più precoce ed il trattamento meno efficace.

Infine bisogna ricordare che alla malnutrizione si associano anche deficit psicologici con un progressivo deterioramento cognitivo, apatia , depressione e allettamento che instaurano un circolo vizioso con l’anoressia e la difficoltà ad alimentarsi determinando un ulteriore peggioramento del la situazione.

 

UN PROBLEMA INASCOLTATO

In questo contesto, ormai scientificamente così ben delineato ed economicamente così determinante,  è desolante l’ignoranza nei confronti della malnutrizione manifestata da chi ha il compito di indirizzare ad un uso appropriato le risorse della sanità ma ancor di più da parte della classe medica che considera il digiuno una procedura quasi inevitabile per i pazienti ricoverati anche in presenza di un aumentato dispendio energetico (es. febbre).
Merito della magistratura (indipendentemente dall’esito del processo) è stato quello di accorgersi di una patologia troppo frequentemente ignorata dagli addetti alla salute degli italiani. Speriamo che questa condanna contribuisca ad aprire  occhi e  mente  su questo problema.  

 

Il comitato scientifico di Nutricity

 

 

 

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