Malnutrizione, malattia nella malattia

lunedì, 18 novembre 2013

OSPEDALEL’Appello congiunto di Milano (13 novembre 2013)

ADI e SINPE (Associazione di dietetica e nutrizione clinica e società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo) hanno presentato a Milano un documento congiunto sul problema “malnutrizione”, che ormai costa al sistema sanitario più del trattamento dell’obesità.

 

I numeri del problema

Il numero dei soggetti malnutriti è altissimo, specialmente tra gli anziani: le stime parlano di 1 paziente su 3 in ospedale e nelle RSA (redisenze sanitarie assistite).
Addirittura si registrano peggioramenti nel quadro clinico a seguito del ricovero per 2 pazienti su 10 a causa di problemi nutrizionali. 
Il colmo si registrerebbe nei pazienti oncologici, dove si stima che il 20% dei pazienti muoia non tanto per conseguenze direttamente collegate alla patologia, quanto piuttosto per conseguenze dirette della malnutrizione. Da Regione a Regione la situazione può variare e di molto. La Provincia autonoma di Bolzano ha portato all’attenzione il proprio caso ponendosi come best practice dove la centralizzazione della Nutrizione Artificiale ha garantito consistenti risparmi fin dai primi mesi di introduzione del sistema.

 

Studi e dati si rincorrono

Questo appello si aggiunge ai dati rilevati da studi econometrici come ″Impact of Oral Nutritional Supplementation on Hospital Outcomes”, condotto negli Stati Uniti nel 2012 e promosso da un soggetto -certamente interessato- come Abbott, ma che sembra tracciare un percorso senza alternative: investire in nutrizione clinica significa miglilorare il rapporto costo-benefici del servizio sanitario.
Lo studio in questione, condotto su circa 1 milione di pazienti, sembra poter dimostrare come un supporto nutrizionale artificiale in corso di degenza nel 21,3% dei casi garantisca una riduzione del tempo medio di ricovero fino a 2,3giorni. Nel 21,6% dei casi ciò si è tradotto in un minor costo di ospedalizzazione per la struttura sanitaria pari a 4734$.

Si tratta perlopiù di meta-analisi, basate sulla somministrazione di singoli ONS (oral nutritional supplements) associate a specifiche patologie dalle quali si evice un risultato attraverso la lettura in chiave statistica delle rilevazioni effettuate.

I passi ancora da fare

Sono ancora molti gli ospedali che non attuano alcuno screening relativo dallo stato nutrizionale del paziente ricoverato e risulta essere ancora una percentuale esigua quella dei pazienti che ricevono un supporto nutrizionale in corso di terapia.
Gli studi ad oggi disponibili sono numerosi, ma afferiscono tutti a casi-studio estremamente circoscritti, e molti di più ne servirebbero per poter derivare dati univoci descrittivi del beneficio su larga scala derivante dal supporto nutrizionale.
Così viene a mancare uniformità di scelta e di trattamento, dovuta al fatto che per alcuni prodotti la “rimborsabilità” varia a seconda della Regione, per la maggior parte invece il costo rimane interamente a carico del paziente, che in molti casi non gode nemmeno della detrazione fiscale.

 

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