La contraffazione non risparmia alimenti e farmaci

lunedì, 11 febbraio 2013

Un’inchiesta pubblicata da Repubblica.it che qui riproponiamo, affronta in modo sistematico il problema della contraffazione, alimentare e farmaceutica, che più ci interessa nello specifico.

C’è l’Italian sounding, ovvero la malizia dei produttori stranieri che intendono “conferire ai loro prodotti una patente ingannevole”.
La lista di prodotti appare infinita:dal Parmesao portoghese, al Grana Parrano, passando per il Real Asiago Cheese prodotto in Wisconsin fino al  Salam Napoli rumeno o alla Daniele Sopressata statunitense. Sulle etichette portano generalmente foto stilizzate delle bellezze d’Italia: dal Vesuvio al Colosseo al Duomo di Milano.

I latticini sembrerebbero i prodotti preferiti dalla contraffazione, come ricorda Ambrosi, presidente nazionale di Assolatte. Su tutti poi la mozzarella appare come il prodotto preferito per le piccole truffe alimentari: contrariamente ad altri latticini infatti la mozzarella non può essere marchiata in superficie e il nome non si è potuto procedere a registrarlo come marchio, quindi sotto la denominazione di mozzarella passano prodotti che di quel tipo di formaggio hanno la lavorazione, ma la provenienza può ben essere del tutto ignota.

Atro grande “falso” è il pomodoro: si parla soprattutto dei concentrati di pomodoro, dove per ottenere il prodotto inscatolato (1kg) servono almeno 7kg di prodotto all’origine. Nelle normali passate il fenomeno si verifica con minore intensità per via dei costi di trasporto che non rendono conveniente importare il prodotto “taroccato”, che tuttavia risulta presente nei prodotti di bassa fascia a prezzi irrisori presenti negli iperdiscout.

Non si tratta di un fenomeno che riguarda i paesi più poveri o deregolamentati, dove i controlli latitano. Basti su tutti l’esempio degli USA, dove il fenomeno dell’Italian Sounding vale un mercato di produzione pari a 20mld di euro/anno, contro un export di prodotti italiani che vale 2mld.

Spaventa che il fenomeno sia ormai esteso ben al di la del mondo della produzione alimentare e sia approdato fruttuosamente a quello farmaceutico. Secondo la Food&Drugs Administration statunitense oltre il 10% del mercato mondiale dei farmaci riguarderebbe ormai prodotti contraffatti.
E non ci si limita più a “taroccare” integratori alimentari e farmaci conro l’impotenza, ma si è arrivati a fenomeni di contraffazione su farmaci sperimentali e di ricerca, adoperati nelle terapie contro il cancro (casodex per il tumore alla prostata o il Gleevec, un antileucemico prodotto da Novartis).

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