Italiani e la tavola: la “ricetta” più richiesta è la certificazione

mercoledì, 17 ottobre 2012

Italia paese storicamente noto per la tradizione culinaria ricca di piatti vari e gustosi.
Il cibo dalle nostre parti ricopre un ruolo centrale nel vissuto quotidiano degli italiani e la qualità del cibo è al 3° posto tra tutti i fattori che incidono sulla qualità della vita, preceduto solo dagli affetti famigliari e dalla stabilità economica.

Lo rivela la ricerca “Italiani e qualità alimentare” di Nielsen, che ha indagato su cosa pensano gli italiani della qualità del cibo, quale ruolo assegnano alla certificazione e quale alla comunicazione.
3  italiani su 4 dichiarano di preferire “un cibo sano piuttosto che uno gustoso”.
Se poi si passa ad una definizione di qualità del prodotto secondo la ricerca  essa è prima di tutto genuinità di un prodotto (64%), seguono il rispetto delle norme di legge e la comunicazione della provenienza geografica del “made in Italy”. A sorpresa, la percezione di elevata qualità non va a braccetto con il posizionamento di prezzo: solo il 3% degli intervistati ritiene che il costo di un prodotto sia sempre indice di qualità.

Nella ricerca si evidenzia come l’attuale crisi economica sta incidendo sui modelli di acquisto e consumo degli italiani, facendo perdere terreno al prezzo, a vantaggio dell’informazione sulla tracciabilità della filiera e quindi della sicurezza di ciò che si mangia e sulla sua certificazione. Se quindi il confronto dei prezzi rappresenta la principale misura anticrisi,  il contenimento della spesa significa necessariamente impoverimento del valore del carrello.

Interessante rilevare che dall’analisi condotta da Nielsen per il 63% dei consumatori intervistati quando si parla di qualità alimentare le aziende hanno più credibilità  rispetto alle istituzioni.
I consumatori italiani non chiedono solo rassicurazioni sulla qualità del cibo, ma anche sulla comunicazione di ciò che si dice per dimostrare che un cibo è di qualità. Per il 59% dei consumatori le aziende “parlano” e informano di più sugli aspetti connessi alla qualità dei prodotti offerti, anche se però i messaggi veicolati non risultano sempre credibili (71%).

La certificazione della veridicità dei messaggi può oggi giocare un ruolo fondamentale: perché, conclude la ricerca, non dimentichiamo che ci vuole tempo per guadagnare fiducia, ma basta un attimo per perderla.


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