Disputa sul vino biologico al salone del Gusto di Torino

venerdì, 2 novembre 2012

Al salone del Gusto, conclusosi lo scorso 29 ottobre a Torino, il vino biologico ha avuto un posto di primo piano, tanto che il quotidiano nazionale La Repubblica gli ha dedicato la pagina centrale dell’insertoCibo realizzato apposta per l’evento torinese.

Se da una parte lo sviluppo dell’agroindustria, insieme alla chimica, hanno garantito un indiscutibile aumento della qualità media del prodotto vitivinicolo, permettendo di affrontare con successo la lotta antiparassitaria e accrescere la produttività dei suoli contenendo i costi complessivi di produzione, dall’altro lato pesticidi, diserbanti e le numerose sostanze impiegate in agricoltura hanno nel lungo periodo impoverito i suoli fino a renderli sterili.

La crisi economica sembra aver accentuato lo scontro tra produttori biologici e produttori che impiegano tutti gli strumenti messi a disposizione dalle tecnologie agronomiche cominciato ormai circa 10 anni orsono. Gli autori descrivono i due attori in campo incapaci di dialogo reciproco, i “biologici” convinti di essere gli utlimi depositari di tradizioni millenarie, gli “agro-tecnici” convinti di rappresentare un baluardo contro il ritorno di un oscurantismo medievale, a difesa della tecnologica moderna.

La conclusione cui giungono gli autori è che “il vino è da sempre comunque oggetto di una trasformazione umana. E un vino nato su una terra intatta, da viti centenarie di una varietà locale, vinificato senza solfiti e imbottigliato senza aggiunta di sostanze chimiche di sorta, può essere ugualmente un vino scadente, pur essendo autentico. Un vino prodotto da uve cabernet con tecniche moderne, lieviti selezionati e affinato in barrique, può essere un vino di grandissima naturalezza espressiva“.

E la verità  sta nel mezzo: “chi lotta per il rispetto della natura, per la riduzione di interventi fisici e chimici e l’esaltazione el carattere del territorio ha il nostro rispetto. Al contrario, chi abusa della permissività della legge italiana ed europea per aggiungere nel vino sostanze lecite ma artificiali e manipolarlo, ha la nostra condanna“.

 

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