Il “paradosso italiano”: si vive di più nonostante comportamenti sbagliati

venerdì, 3 maggio 2013

TAVOLA-IMBANDITAL‘Italia avvolta in un paradosso medico: la vita media, specialmente negli uomini che tende ad allungarsi a fronte di una crisi economica che ha accresciuto comportamenti a rischio per molte famiglie, costrette a scegliere tra cibo e cure mediche.

E’ il quadro che emerge dallo studio condotto dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano attraverso l’Osservatorio Salute, giunto alla sua decima edizione.

Nell’accurata disamina dello stato di salute del sistema sanitario nazionale a livello regionale, il rapporto mette in luce differenze pesantissime nei livelli di servizio tra le diverse Regioni che pesano sulle famiglie soprattutto al Sud, dove si vive in media 1 anno in meno che nel resto del paese e la speranza media di vita in “condizioni di buona salute” risulta più corta di 2 anni rispetto al Nord.

Un segnale positivo c’è: i dati evidenziano una diminuzione dei cosiddetti “decessi evitabili”, ovvero imputabili ad errore medico (da 63,8 a 61 morti ogni 100mila abitanti) con Calabria, Campania e Sicilia che rimangono le maglie nere di questa classifica. Influiscono su questa classifica i tagli alla spesa sanitaria, che pesano particolarmente al Sud, ma volendo costruire un atlante sanitario delle Regioni si scoprono alcune curiosità interessanti.
Analizzando le performance sanitarie usando i criteri dell’Efficacia (esito della prestazione) e dell’Efficienza (livello dell’offerta con la minore spesa possibile) si osserva come sia la Valdaosta il campione capace di coniugare alti livelli di efficienza con alti livelli di efficacia. La Provincia autonoma di Bolzano presenta invece ottimi livelli di efficienza a fronte di un livello medio-basso di efficacia sanitaria. E ancora Basilicata e Liguria, pur lamentando scarsissima efficienza (entrambe hanno i conti della sanità in rosso) presentano buoni livelli di efficacia. Fanalino di coda per diverse Regioni del Mezzogiorno, dove efficacia ed efficienza risultano ai minimi termini.

Ma tornando al “paradosso” e ai comportamenti “sbagliati” degli italiani, i dati rivelano una diminuzione dei decessi dovuti a malattie cardiovascolari, ma aumentano ad esempio le persone in sovrappeso (nel 2011 più di un italiano su tre è in sovrappeso, circa uno su dieci è obeso).
Diminuisce il numero di fumatori, anche se di poco, ma questa diminuzione non riguarda i più giovani, infatti oltre il 30% dei fumatori si concentra nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni.
Preoccupano poi le abitudini alimentari scorrette (la Calabria è la Regione italiana dove si consuma meno frutta e verdura) e la crescente sedentarietà (particolarmente accentuata al Sud dove sfiora quasi il 40% della popolazione residente).
Spaventa poi il fenomeno del consumo di Alcool e le mode ad esso collegate (binge-drinking, drunkoressia etc) che evidenziano un consumo eccessivo e principalmente lontano dai pasti, con un età media di accesso all’acool che risulta essere tra le più basse d’Europa (11/12 anni).

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