I rischi dell’autodiagnosi e il ruolo della medicina domani

mercoledì, 23 gennaio 2013

focus-geopoliticaUn paziente su tre pratica l’autodiagnosi sfruttando le informazioni reperibili sul web.
Questo il dato che viene diffuso dal sito di informazione scientifica “Doctor News 33″, grazie al dott. Ovidio Brignoli, vicepresidente della Società italiana di medicina generale (Simg), a proposito di Health Online 2013, l’indagine americana che ha segnalato l’entità del fenomeno dell’autodiagnosi effettuata attraverso Internet.
Nell’ambito del progetto Pew’s Internet and American Life Project, sono state contattate telefonicamente oltre 3.000 persone ed è emerso che negli Usa una persona su tre si fa l’autodiagnosi sul Web e un terzo di questi non ne chiede neppure conferma al proprio medico.

La questione non è nuova alle cronache tanto che  già nel 2011 diverse ricerche confermavano il fenomeno come trend in crescita nel comportamento sociale dei pazienti italiani. Un recente studio quantitativo condotto dalla London School of Economics stima in 24 milioni di persone gli italiani che ricorrono al web per ricercare informazioni mediche e i dati appaiono confermati dalla ragguardevole analisi  condotta da Eurisko nel 2011 “Pazienti e web.

Rileva correttamente il dr. Brignoli come il problema non sia tanto la presenza di informazioni, quanto piuttosto quello di un’informazione «non filtrata, non regolamentata e spesso non autorevole, per cui può succedere che quel che si legge non sia corretto[...]».

Ora, a nostro avviso, il problema va analizzato nel dettaglio per meglio comprendere quale sia la risposta migliore, dal momento che i fenomeni sociali che nascono e si evolvono sul web presentano caratteristiche peculiari e si è ampiamente dimostrato come tendano a sfuggere a rigide forme di controllo o misure restrittive.

Il report Pew Internet Health Online 2013 evidenzia un dato particolarmente interessante: se l’uso di internet appare radicato in oltre l’80% della popolazione USA e di questi cibernauti ben il 72% dichiara di aver cercato informazioni di natura medica sul web, ben il 77% delle ricerche è partita da un motore di ricerca (Google, Yahoo solo per citarne alcuni), mentre solo il 13% delle ricerche si è rivolta direttamente a siti specialistici.
Inoltre un quarto dei pazienti cibernauti ha dichiarato di essersi imbattuto in informazioni a pagamento e solo il 2% ha accettato di proseguire, mentre oltre l’80% dei pazienti ha avviato una nuova ricerca web per ottenere le stesse informazioni in forma gratuita.

In questo panorama non è difficile imbattersi in un’informazione interessata, offerta direttamente da operatori del settore, che manca del carattere di terzietà che dovrebbe contraddistinguere il parere medico-scientifico. O in un’informazione “alla pari”, basata sullo scambio di reciproche esperienze, una sorta di “Medicina social”, che si fonda sulle regole peer-to-peer.

La tendenza rilevata dallo studio americano e confermata dai dati Eurisko per l’Italia mette in luce un’ulteriore tendenza del paziente cibernauta, che è quella di cercare, attraverso l’informazione recuperata sul web, di azzardare un’auto-diagnosi, pensando di aver individuato la causa dei propri sintomi, che si traduce troppo spesso in “cure fai-da-te” pericolose per la salute dell’individuo.

I dati dello studio health online evidenziano anche come questo fenomeno tenda a concentrarsi nelle fasce sociali a più alto reddito e grado di istruzione e non tra le fasce di popolazione con istruzione e reddito più bassi.

Il ruolo del medico non appare quindi sostituibile, specialmente nella fase di anamnesi, quel momento in cui il medico raccoglie dalla voce del paziente le informazioni, la descrizione dei sintomi e le senzazioni che aiutano il professionista a formulare una diagnosi.

Secondo Nutricity la scommessa di domani non sarà quindi quella di un tentativo -che si preannuncia poco fortunato- di regolamentazione del mercato dell’informazione medica, quanto quella di avvicinare i medici e la medicina al mondo del web.
Per molti pazienti la scienza medica appare prossima alla tenica e come ai tecnici si domanda un preventivo prima di scegliere, così il paziente si rivolge al medico desideroso di poter confrontare pareri e opinioni diverse, convinto di trovare una soluzione perfetta o migliore di altre.
Il nostro modello di informazione “nutricity” prova ad intercettare queste tendenze sociali ricreando una piccola comunità scientifica pensante e aperta, dove il paziente può trovare il risultato dell’interazione di diversi professionisti e figure professionali legate al mondo della Nutrizione, superando così l’impasse tra il reperimento dell’informazione e la sua chiave di lettura che non sempre può essere compiuta dal singolo paziente.

Articoli collegati

Tag:, , , , ,