Cibi cancerogeni, paure spesso ingiustificate e pochi soldi per studi seri

lunedì, 3 febbraio 2014

focus-medicoQuando parliamo di cibo cancerogeno, le notizie in materia si rincorrono, ma gli studi sull’argomento non ancora pochi e purtroppo incompleti. Segno questo  che il clamore sulla notizia è ben accetto, mentre un congruo investimento per finanziare gli studi necessari a garantire informazioni certe e sicurezza del consumatore non rientrano tra le priorità dei vari attori in gioco.

E’ di pochi giorni fa una notizia che ci ha particolarmente colpito in proposito. Il sito “pianeta blu news” rilanciava i timori legati alla tossicità di diversi cibi, citando in proposito un elenco puntuale di 5 pietanze che colorano le nostre tavole natalizie, ma sarebbero dannosissime. Abbiamo voluto rileggere per voi e commentare quanto pubblicato su questo come su altri siti web e testate giornalistiche talvolta con pretese scientifiche ben maggiori.

 

I primi ad essere incriminati sono i tantissimi dolci natalizi (e non aggiungiamo noi) colorati:

L’EFSA ha espresso un parere sulla Curcumina (il noto colorante E100) analizzandotutti gli studi a disposizione. Ha riconosciuto l’esistenza di dati a favore della genotossicità sia in vitro che su animali (cosa ne dirà la lega antivivisezione), ma ha anche rilevato che, paragonando l’esposizione alimentare di alimenti da parte della popolazione(sia bambini che adulti) con i livelli massimi consentiti di utilizzo, come specificato nella Direttiva 94/36/CE sui coloranti alimentari, con i livelli d’uso massimo riportati di curcumina, si evince che i livelli assunti sono sicuri anche addizionando all’esposizione alimentare di curcumina colorante  l’uso di curcuma come spezia aggiunta agli alimenti.
Una variabile ignota, ma da individuare,  è il livello di metalli (tipo Piombo ed Alluminio) presenti nella parte non pura (circa il 10%) del colorante. Alla luce di ciò è del tutto indimostrabile che un uso moderato (perché questa è una indicazione che prescinde dal problema coloranti investendo in modo più dimostrato, semmai il problema calorie, grassi e quindi obesità, diabete etc.) di “colorati biscotti di Natale” sia effettivamente dannoso alla salute.

 

See alcuni coloranti possono non essere poi così pericolosi per la salute, quando si parla di grassi vegetali siamo sicuramente di fronte ad un rischio conclamato:

 Per quanto concerne i grassi vegetali,  sappiamo che nel campo della trasformazione industriale dei grassi  il processo di raffinazione, utilizzato per produrre olio a partire dai semi con l’intervento di solventi chimici, porta alla formazione di un 5% di acidi grassi-trans che risulta comunque ancora accettabile secondo le indicazioni attuali.
(da notare che  mentre negli USA è obbligatorio indicare in etichetta la presenza di acidi grassi-trans che vanno inseriti sotto gli acidi grassi saturi, in Italia non vi è ancora questo obbligo).
Il problema più  grosso quando si parla di raffinazione è la perdita di carotenoidi e sostanze nutritive che trasforma quest’olio in una sostanza liquida inodore, insapore e incolore, che potremmo dire non essere nemmeno parente del suo omologo ottenuto per spremitura a freddo.
Anche l’idrogenazione degli oli per ottenere grassi semisolidi o solidi utili alla produzione di cibi come margarina, condimenti e biscotti determina la formazione di grassi-trans.
Da sottolineare che nella lotta all’infarto sono sempre stati indicati i grassi saturi di derivazione animale come il nemico numero uno. Sulla base di  questo dogma si è combattuto per anni il consumo di burro, carne, uova e formaggi. Esaltando, per converso, l’uso di margarina e dei grassi vegetali idrogenati puntando su un’argomentazione puramente evocativa del benessere : il “vegetale”. Quindi  nei prodotti che riportano in etichetta “oli vegetali idrogenati”, “oli vegetali parzialmente idrogenati”, “grassi vegetali idrogenati”, “grassi vegetali parzialmente idrogenati”, “margarina”, saranno certamente presenti acidi grassi-trans.
Purtroppo l’etichettatura attuale non aiuta il consumatore ma dal dicembre 2014, con l’entrata in vigore definitiva del  regolamento europeo CE 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori, i produttori saranno obbligati a dire se si tratta di palma, soia, cocco o altro. Infatti, sulla base di quel regolamento, sarà  obbligatorio indicare le origini vegetali specifiche per tutti gli alimenti che contengono oli o grassi di origine vegetale e quale che ne sia la quantità.
Nulla di nuovo, quindi, nell’invito di porre attenzione alle etichette cercando di evitare  o ridurre i prodotti che riportano le diciture di grassi vegetali o similari.
Cosa dovremmo dire, però, a questo punto, delle patatine fritte, dei pop corn o altre “prelibatezze” che ci vengono offerte senza alcuna etichettatura e che, secondo un’analisi statunitense, costituiscono almeno il 13% di tutti i grassi-trans consumati (comprendendo anche i trans di origine animale che sono considerati quantomeno non  dannosi se non  benefici per l’organismo e che pesano per il 21% degli acidi grassi trans consumati).

 

E poi ci sono le famigerate “carni processate”, che durano così a lungo quando si comprano nei supermercati:

Corrisponde a verità il fatto che recenti studi epidemiologici abbiano dimostrato un’associazione fra consumo elevato di carni rosse -più precisamente di carni conservate- e rischio di mortalità.
Tuttavia trattasi di studi di “associazione” e non di causa-effetto e quindi con i limiti della tipologia dello studio, di studi che utilizzano metodiche di frequenza di consumo piuttosto che di quantità. Studi che, parlando di dieta giornaliera, hanno numerosissimi fattori confondenti che non sempre possono essere eliminati. E’ pur vero che chi mangia molta carne secondo diversi studi tenderebbe a mangiare poca verdura, ma -per sempio- attualmente si ritiene che un consumo settimanale di 500 g di carne rossa sia compatibile con abitudini alimentari sane.
Per quanto concerne, poi, la presenza di nitriti e nitrati nelle carni conservate la verità è che la fonte più importante di nitrati nella nostra alimentazione non viene dalle carni bensì dai vegetali.
In letteratura la dieta proposta per trattare il paziente iperteso è la dieta DASH  (Dietary Approach to Stop Hypertension). Una dieta DASH efficace presenta un alto contenuto di nitrati e supera la dose giornaliera accettabile stabilita dal WHO  per un adulto di 60 Kg. del 550% (Amer.J.Clin.Nutr. 2009).
Dato che il contributo di nitrati e nitriti di origine vegetale può contribuire all’effetto ipotensivo associato alla Dieta DASH, questi dati mettono in  discussione il razionale di limitare il consumo di nitriti e nitrati. Inoltre implica una rivalutazione degli effetti delle fonti alimentari di nitriti/nitrati ipotizzando per essi un effetto benefico sulla salute. Paragonando una dieta tipica occidentale con una dieta tipica mediterranea  la quantità di ossido nitrico (di derivazione da nitriti e nitrati) di quest’ultima è notevolmente superiore e potrebbe essere il marcatore del beneficio della dieta mediterranea.
A dimostrazione del nuovo e completamente diverso interesse che suscitano nitriti e nitrati in campo scientifico, nel sito “ClinicalTrials.Gov”, un servizio dell’Istituto Nazionale della Salute USA, compaiono 29 studi clinici in divenire  che propongono l’uso del Sodio Nitrito come agente terapeutico. 

 

Procedendo nell’elenco incontriamo un “vecchio nemico di sempre” nella vulgata comune degli appassionati di diete, gli zuccheri raffinati:

E qua possiamo essere tutti d’accordo. Ma non è certo una novità la messa in guardia rispetto alle bevande ad elevato contenuto di zuccheri semplici per il mantenimento di un buono stato di salute come è da tempo  indicato dalle linee guida INRAN per una sana alimentazione.
Andrebbe piuttosto sottolineato come il fruttosio, da alcuni considerato più “sano” del saccarosio in quanto di origine “naturale” -come il miele- e frequentemente consigliato ai diabetici in quanto stimola poco la risposta insulinemica, può tuttavia avere effetti  negativi nei confronti del metabolismo dei grassi e dell’acido urico.

 

L’elenco si chiude chiamando in causa uno dei nemici storici della salute, il dado e il suo contenuti, il glutammato monosodico:

Andiamo con ordine. Il glutammato monosodico (MSG) è un additivo alimentare che gode di una cattiva, benché infondata, reputazione. Può essere utilizzato per intensificare il sapore degli alimenti senza rischi per la salute e può perfino abbassare il livello di sodio contenuto negli stessi. Il glutammato monosodico è il sale sodico dell’acido glutammico . Il glutammato è un amminoacido naturale (non essenziale per l’uomo) presente in quasi tutti gli alimenti, in particolare in quelli ad alto contenuto proteico come i prodotti caseari, la carne, il pesce e molte verdure.
Gli alimenti comunemente utilizzati per le loro proprietà aromatizzanti, come i funghi e i pomodori, contengono elevati quantitativi di glutammato naturale. Anche il corpo umano produce glutammato, che ha un ruolo fondamentale nella funzione dell’organismo.  Il glutammato monosodico è uno degli ingredienti più studiati in campo alimentare. Centinaia di ricerche e numerose valutazioni di carattere scientifico sono giunte alla conclusione che si tratti di una sostanza che può essere utilizzata per esaltare il gusto degli alimenti senza rischi per la salute. 
Bambini e adulti metabolizzano il glutammato nello stesso modo e il glutammato monosodico è privo di rischi per i bambini. Basti pensare che il latte materno contiene una quantità di glutammato dieci volte maggiore di quella contenuta nel latte vaccino.
Il glutammato monosodico contiene circa un terzo del sodio contenuto nel sale da tavola e viene utilizzato in quantità minori. Se combinato ad una piccola quantità di sale da tavola, tale sostanza può contribuire a ridurre il quantitativo di sodio contenuto in una pietanza del 20 fino al 40%, mantenendone invariato il gusto (EUFIC 2002).

 

Ancora una volta, ma ci piace ricorda per fortuna non sempre, le informazioni  catastrofiste, basate magari su qualche studio isolato, si scontrano con la massa di dati messi a disposizione dalla scienza ufficiale che contraddicono il messaggio  passato dalla rete.

 

Il Comitato Scientifico di Nutricity

 

 

NB: la versione inglese dell’articolo “contestato” reperibile a questo indirizzo Natural News è a firma del noto attivista e “predicaore alimentare” Mike Adams, fondatore di Natural News, al quale, pur non perdonando le tesi complottiste in materia di politiche alimentari internazionali, va riconosciuta una maggior precisione rispetto alla traduzione italiana rilanciata dal sito pianetablunews

 

 

 

 

 

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