Il consumo di carne bovina incontra l’88% degli italiani

lunedì, 22 ottobre 2012

L’88% degli italiani risulta consumare carne bovina, con una leggera flessione nei consumi rispetto al 2005 quando si registrava un consumo diffuso nel 93% della popolazione. Si tratta di oltre 400mila tonnellate l’anno, che fanno dell’Italia il 1° importatore di carne bovina dell’UE.

Le abitudini del consumo di carne in Italia sono state al centro di un confronto che si è tenuto a Milano e da cui è emerso che la carne viene percepita come un alimento gustoso e versatile a cui si riconosce un elevato valore nutrizionale, nonostante alcune criticità legate alla scarsa appetibilità nel target younger e older e ad un prezzo comunque elevato per quanto riguarda i tagli moderni.

In generale poi emerge -con particolare riguardo al caso inglese le cui carni sono state riammesse sul mercato solamente dopo il 2006 a seguito dello scandalo BSE – una tendenziale e generalizzata fiducia verso le carni bovine straniere, dovuta in buona misura ad una crescente fiducia nei controlli da parte delle autorità competenti e della loro efficacia.

Si riscontra poi una crescente attenzione al paese d’origine del prodotto, nel quale viene visto il ruolo essenziale di “garante dei controlli sanitari” per la sicurezza delle carni.

I timori verso il morbo “mucca pazza” saliti al loro picco massimo tra la fine degli anni ’90 del secolo scorso e l’inizio del 2000 sembrano spegnersi nella rassicurazione offerta da un sistema di controlli ritenuto sufficientemente efficace. I timori si spostano invece sui prodotti provenienti dai paesi dell’Est e dalla Cina. 

Interessante esaminare nel dettaglio la composizione dei consumi: le famiglie monoparentali (77%) e quelle a basso reddito (83%) sono i due sotto-gruppi dove si registra un consumo di carne bovina minore rispetto alla media nazionale (88%). Anche i giovani adulti di 15-34 anni contribuiscono a questa lieve frenata nei consumi (84% VS. 88%).

Quasi la metà degli Italiani (47%) dichiarano di consumare oggi una quantità di carne minore rispetto a quella che consumavano 2-3 anni fa. Tale dato, inoltre, è ancora in aumento come già rilevato 7 anni fa (1999: 36% – 2005: 33%). Confermata, dunque, la tendenza alla flessione dei consumi di carni bovine in Italia.

Le donne (55%) e gli adulti over 55 anni (57%) sono i due sotto-gruppi dove si registra maggiormente tale tendenza ad un minor acquisto di carni bovine.

Ad oggi, solo il 7% degli intervistati dichiarano un consumo maggiore di carne (con un saldo negativo di –40% fra aumenti e flessioni), il 39% dichiarano un consumo stabile (cioè pari a quello di 2-3 anni fa).

Quindi, a fronte di una solidità del gruppo di coloro che dicono di mangiare più carne, si registra un “travaso” dal gruppo di coloro che prima dichiaravano un consumo stabile al gruppo di coloro che ora dichiarano di averlo diminuito.

Tra i fattori più determinanti nell’acquisto di carne:  il Paese di provenienza (26%) e la fiducia nel luogo di acquisto (19%).Naturalmente, questi tre aspetti sono fra loro collegati. Chi ha fiducia nel punto di vendita, pensa anche che il rivenditore sappia selezionare le carni migliori / più sicure; chi presta attenzione al Paese d’origine, pensa anche che sia quest’ultimo a garantire la qualità / la sicurezza delle carni (tipo di pascoli, legislazioni, controlli sanitari, ecc.).

 

Fonte articolo: italiaatavola.it

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