Bad Girls, perchè si beve così tanto

martedì, 23 aprile 2013

3014_97287927552_2492315_nRagazze da alcool, una gioventù ubriaca. Questo è quanto emerge dall’ultima indagine dell’Istituto Superiore di Sanità che al problema da anni dedica particolare attenzione.

Se i dati definitivi veranno resi noti solamente a fine mese, sono numerose le testate giornalistiche che si lanciano in anticipazioni, forti dei primi dati messi a disposizione dall’Istituto.

Parliamo innanzitutto di numeri: risultano 300mila in Italia i minori con comportamenti alcolemici a rischio, ovvero circa il 7%, e un dato rilevante è che in Europa i giovani italiani primeggiano per precocità di avvicinamento al consumo di alcool.
Tanto che tra la fascia under 14 si stima che il 70% abbia fatto uso di alcool almeno una volta.
E di tutte le intossicazioni alcoliche trattate negli ospedali ben il 13% riguardano proprio i minori.

Spiccano per abuso di alcool le ragazzine, addirittura già prima dei 14 anni, che presentano comportamenti a rischio alcolismo in misura doppia rispetto al complesso della media nazionale femminile.

Le Nazioni Unite prescrivono il totale non consumo di alcool fino ai 15 anni, tanto più che presso la popolazione femminile si è riscontrato un aumentato rischio di incidenza del tutmore alla mammella con l’aumentare del consumo di alcool oltre la soglia dei 12g. giornalieri (bicchiere di birra), soglia di rischio che può aumentare del 25% raggiungendo i 3 bicchieri al giorno.

Sono molteplici le ragioni di un malcostume salustistico così largamente diffuso: innanzitutto una disponibilità senza precedenti di accesso ai prodotti alcoli, nonostante il divieto espresso di vendita ai minori di 16 anni. Tra happy hour, free-drink e quant’altro chiunque è in grado di recuperare senza troppi controlli la propria dose di alcool. Già questi dati indicano che si beve prevalentemente fuori e lontano dai pasti, o in occasioni in cui non si mangia per nulla. Questo ha generato mode le più stravaganti, tendenti allo “sballo” incondizionato, dal cosiddetto “binge drinking” al “drink as much as you can”.

Il largo consumo e la sempre più giovane età di accesso portano con sé un dato allarmante: un naturale ed inevitabile innalzamento della soglia di tolleranza e quindi della percezione dell’ebbrezza.
Da qui due fattori: sempre maggiori rischi medico-sanitari collegati all’aumento del consumo pro-capite e il rischio che dall’alcool si passi all’uso di altre sostanze stupefacenti per garantirsi l’ebbrezza che l’alcool non è più in grado di soddisfare arrivati a soglie di tolleranza troppo alte.

Le giovani ragazze sono così diventate il target della pubblicità dei prodotti alcolici: bevono per spirito di emulazione, il loro è un edonismo di affrancamento dai cliché sociali.

 

 

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