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Nuove abitudini alimentari e rischi di parassitosi

focus-medicoE’ recentemente comparsa una segnalazione su Doctor News33 che riportava i dati di una revisione sistematica della letteratura effettuata da ricercatori dell’Università di Basilea (Lancet Infect Dis. 2012 Mar;12(3):210-21) per verificare la diffusione delle infezioni da trematodi. I dati, raccolti su 181 studi, evidenziano che -nonostante stime prudenziali- si tratta di malattie trascurate ma la cui diffusione è in crescita, con un conseguente forte impatto sanitario.

La segnalazione riporta i dati riassuntivi che parlano di una stima finale a livello mondiale di 56,2 milioni di persone che hanno contratto, a causa dell’alimentazione,  un’infezione da trematodi nel corso del 2005. Tra queste 7,9 milioni ne hanno subito conseguenze gravi e 7.158 sono morte, principalmente in seguito a infezione cerebrale e a colangiocarcinoma. Tali patologie sono risultate essere in forte espansione: fra il 1995 e il 2005 si è verificato un aumento del 423% per le infezioni da trematode intestinale, del 119% per le clonorchiasi, del 12% per le paragonimiasi e dell’11% per le fascioliasi, mentre le opistorchiasi sono diminuite del 19%.

Questa fenomenologia appare come il risultato di condizioni sanitarie spesso inadeguate, di abitudini alimentari profondamente radicate in certe aree ( diffusione dell'acquacultura) mentre per altre aree la causa va ricercata proprio in alcuni importanti cambiamenti nell’alimentazione (aumento del consumo di pesce crudo), Così gli abitanti del continente asiatico, nelle regioni pacifiche e in quelle del sud-est risultano essere le popolazioni ancora soggette al maggior rischio.

Nutricity ha voluto chiedere al prof. Enrico Novelli, docente universitario e membro del comitato scientifico della società, se il pericolo fosse concreto anche nel nostro paese.

"Ne avevo parlato recentemente, con particolare riferimento a Opysthorchis e Diphyllobothrium. Quel che possiamo affermare è che da noi questi fenomeni non possono essere classificati alla stregua di patologie emergenti o in espansione. Ciò non toglie che la nuove abitudini culinarie (aumento del crudismo) e il dilagare delle cucine etniche stia portando ad un aumento della casistica senza però raggiungere, per il momento, situazioni di allarme. Sarebbe tuttavia inreressante dal punto di vista scientifico e clinico, per non dire fondamentale sa un punto di vista di igiene e prevenzione, elaborare una statistica aggiornata e attendibile dei casi di infestazione umana da Anisakis, ma ad oggi una documentazione simile non è purtroppo disponibile. ".

Il dr. Paolo Pallini, medico nutrizionista e anch'egli membro del comitato scientifico di Nutricity, ha inteso ulteriormente chiarire come gli allarmi lanciati dalla stampa internazionale relativamente a presunti casi di "infestazioni di larve nel cervello" rappresentino una bufala clamorosa. "Le larve di Anisakis nel cervello non possono finirci, ma causano dolori addominali molto acuti e reazioni allergiche". Il rischio maggiore rimane quello dei prodotti crudi o cotti malamente. E' corretto tuttavia ricordare che esistono protocolli di igiene alimentare che garantiscono sicurezza anche al prodotto crudo se correttamente rispettati. Il congelamento prolungato ad una temperatura pari o inferiore ai -20 °C è una procedura che garantisce la sicurezza e decontaminazione degli alimenti a rischio (Tutto ciò è in realtà disciplinato da tempo dalla legge: ordinanza Min San 12 maggio 1992, allegato III, sez VIII, cap. 3, lettera d, punto 1 Reg. CE 853/2004 modificato dal Reg. CE 1020/2008.

Sono diversi poi i fattori che influiscono in modo determinante sull'igiene del prodotto pesce:

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innanzi tutto l'abitudine alimentare, alla base della quale vi sono differenze anatomiche rilevanti

E ancora, se ipotizziamo uguali condizioni di conservazione o stoccaggio, troveremo che incidono:
L'area di origine (mari freddi, temperati, acque tropicali o sub-tropicali, acque dolci)
La struttura anatomica (piatta o tonda, presenza e spessore dello strato di muco, resistenza della cute), perchè -ad esempio- nei pesci piatti come la sogliola è proprio la cute la base dalla quale si diffondono le infezioni, mentre per i pesci a sezione tonda (la maggior parte es: la trota) le infezioni si diffondono a partire dall'intestino dell'animale.

 

Per orientarsi nel "marasma" dei parassiti che contaminano il pesce abbiamo preparato uno specchietto derivato da un convegno cui abbiamo partecipato lo scorso anno:

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